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Ricerca della Camera di commercio: i giovani d’Appennino tra soddisfazioni e criticità



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Ricerca della Camera di commercio: i giovani d’Appennino tra soddisfazioni e criticitàSono mediamente più soddisfatti dei loro coetanei residenti in città per quanto riguarda i percorsi di studio e di lavoro, più orientati al lavoro autonomo (nel 40,7% dei casi), più fiduciosi negli ospedali e nella ricerca scientifica, valutano molto meglio il loro territorio in termini di bellezza, sicurezza, accoglienza e le tre parole che si avvicinano maggiormente al loro stato d’animo – pensando al contesto in cui vivono – sono “felicità”, “gratitudine” e “orgoglio”. Sono questi i giovani d’Appennino nella fotografia che restituisce l’ampia ricerca della Camera di commercio dell’Emilia dedicata ai giovani della montagna e curata dal Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, diretto dal prof. Paolo Rizzi.

Un’analisi molto ampia – sottolinea il presidente dell’Ente camerale, Stefano Landi – “che si aggiunge a quella sviluppata nel 2025 sulle imprese dell’Appennino e precede una terza fase di ricerca sui servizi per la popolazione montana, mettendo insieme una ricca serie di elementi che possono orientare anche le scelte degli amministratori locali”.

Presentato in anteprima al Teatro Bismantova di Castelnovo ne’ Monti, il ponderoso rapporto affronta, in una prima parte, gli andamenti demografici che hanno segnato l’Appennino dall’unità d’Italia ad oggi, evidenziando una significativa crescita (oltre il 50%) fino all’inizio degli anni ’50, il successivo ridimensionamento e, infine la stabilizzazione (con tendenze all’aumento, evidenziato da un +1% tra il 2022 e il 2025) che ora ha sostanzialmente riportato la popolazione della montagna reggiana (42.789 unità) agli stessi livelli del 1861.

In quest’ambito, i giovani tra i 18 e i 35 anni (7.263) rappresentano il 17% dei residenti contro il 19,5% medio della nostra provincia e, come si diceva, appaiono abbastanza soddisfatti dei loro percorsi di studio (la valutazione, con voto da 1 a 10, è pari a 7,08, che per le ragazze diventa un 7,45) e, ancor più, per la loro vita in generale (voto medio è 7,26, in questo caso trainato dai maschi con un 7,33).

Molto forte – così come si era verificato tra gli imprenditori – il senso di appartenenza dei giovani all’area montana, con il 42% particolarmente legato al proprio Comune di residenza (10 punti in più rispetto ai coetanei di città) e alla propria frazione (il 25,1% contro il 14.6% dei giovani cittadini che si sentono radicati nel proprio quartiere).

Ciò nonostante, si ferma al 37% la quota dei ragazzi che, potendo scegliere, resterebbero nel Comune in cui vivono, mentre il 19,5% aspira ad andare in altri Paesi europei e il 10,8% in Paesi al di fuori del Vecchio Continente.

Una tendenza che non si spiega soltanto con la curiosità e il desiderio di incontrare altre culture, quanto piuttosto per le difficoltà che i giovani della montagna scontano su molti fronti: pur manifestando un livello di soddisfazione spesso molto più alto dei coetanei di città per quel che riguarda diversi aspetti del lavoro (i rapporti con i superiori e i colleghi, la stabilità, la conciliazione tra vita e lavoro, la retribuzione e la flessibilità di orario), un primo segnale di criticità riguarda la coerenza tra lavoro e percorso di studi, che viene rilevata soltanto dal 53,7% dei giovani d’Appennino rispetto al 69% dei coetanei di città.

Non a caso, allora, i servizi di orientamento e quelli per la ricerca di lavoro sono giudicati pessimi o scarsi, rispettivamente, dal 39,8% e dal 43,6% dei giovani che vivono in montagna, che rispetto ai coetanei che vivono in città dichiarano di scontare condizioni peggiori anche per quel che riguarda gli eventi culturali (musicali, in particolare), gli spazi per i giovani, le attività e gli eventi sportivi, le attività ricreative e la possibilità di partecipare alla vita sociale e politica.

Orgogliosamente legati al territorio e grati a queste terre (per il 38% delle femmine è proprio la gratitudine il primo sentimento che sovviene, mentre “felicità” primeggia tra i maschi, con il 43% di indicazioni), dunque, ma anche pronti a denunciare le fragilità di un territorio che, secondo i giovani, ha bisogno di potenziare, nell’ordine, i servizi sanitari, quelli scolastici, la sistemazione dei boschi, l’attrazione di giovani e i servizi sociali.

Alla presentazione dell’indagine camerale sono intervenuti il presidente della Camera di commercio, Stefano Landi, il sindaco di Castelnovo ne’ Monti e presidente dell’Unione dei Comuni montani dell’Emilia-Romagna Emanuele Ferrari, i curatori del rapporto, Paolo Rizzi e Manuela Ferrari, gli studenti degli Istituti Cattaneo-Dall’Aglio e Mandela e le loro dirigenti Paola Bacci e Monica Giovanelli, e – in dialogo con i giovani – gli imprenditori Gabriele Grassi  (vicepresidente E80 Group) e Stefania Accorsi (vicepresidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia), Anna Fornili (consigliera regionale) e rappresentanti delle istituzioni locali.

Al Teatro Bismantova anche l’inaugurazione della mostra fotografica “Emozioni di montagna” (James Bragazzi e Sergio Ferri).

 

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