Alla fine di ottobre si concluderà l’esperienza del comandante Flaminio Reggiani alla guida del Servizio di Polizia locale dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Reggiano. Reggiani assumerà un nuovo incarico a Fidenza, lasciando un servizio che negli ultimi anni è stato interessato da un importante percorso di innovazione, riorganizzazione e qualificazione. Un percorso che lo stesso comandante definisce “una forte evoluzione”, caratterizzata dall’introduzione di nuove tecnologie, dalla formazione degli operatori, dal rafforzamento della collaborazione con le altre forze di polizia e dalla realizzazione di nuovi servizi a supporto della sicurezza del territorio.
“Questa esperienza in Appennino è stata importante anche perché sono state introdotte alcune novità e c’è stata questa innegabile evoluzione – racconta Reggiani –. Devo dire che l’ex sindaco e presidente dell’Unione Enrico Bini era stato determinante per l’avvio di questi passi avanti: mi chiese di alzare la qualità del servizio e io mi sono messo a disposizione per farlo”. Uno dei primi interventi ha riguardato la digitalizzazione del comando e dei procedimenti amministrativi, insieme al trasferimento nella sede di via Dante a Castelnovo Monti, che ha permesso di investire anche sulla tecnologia e sull’organizzazione della centrale operativa.
“Il comando era principalmente analogico – spiega Reggiani –. Oggi non c’è una pratica che non sia digitalizzata e non c’è un procedimento che non sia informatizzato. È un cambiamento che magari non si vede, ma che oggi è fondamentale”.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle comunicazioni radio e telefoniche in un territorio caratterizzato da una morfologia complessa. Il comando è stato dotato di apparati radio regionali e sono stati effettuati interventi per migliorare la copertura telefonica, del segnale nella valle del Secchia.
A questo si è aggiunto un progressivo investimento sulla formazione degli operatori e sul rinnovamento del parco mezzi, anche attraverso progetti e contributi regionali. Tra le dotazioni più recenti figura una nuova vettura attrezzata anche per il trasporto dell’unità cinofila.
Tra i progetti realizzati negli ultimi anni c’è anche il centro per il fotosegnalamento inaugurato a Casina all’inizio del 2025, realizzato insieme alla Provincia e all’Unione Colline Matildiche nell’ambito dell’adeguamento alle disposizioni introdotte dalla normativa Cartabia.
“È un fotosegnalamento di ultima generazione, accompagnato dalla formazione degli operatori – sottolinea il comandante –. Abbiamo lavorato anche sulla formazione presso la Scuola interregionale e con la Polizia scientifica di Bologna e la Questura di Reggio Emilia”.
Nella stessa struttura è stata realizzata la “Sala Rosa”, destinata alla raccolta delle testimonianze di persone vulnerabili, in particolare nell’ambito dei procedimenti relativi ai cosiddetti codici rossi, alla violenza domestica e di genere e alle violenze sui minori.
“È un servizio che si vede poco, anche naturalmente per ragioni di privacy, ma assicuro che ha una grande rispondenza dal punto di vista del procedimento. Abbiamo gestito tante situazioni e poter disporre di uno spazio adeguato è fondamentale”.
Un altro passaggio importante ha riguardato l’unità cinofila, un’esperienza che a Casina aveva una storia ormai ventennale e che è stata successivamente trasferita all’interno dell’Unione.
“Abbiamo fatto in modo di transitare questa importante esperienza nell’Unione. Poi abbiamo realizzato il protocollo con Prefettura, Carabinieri, Questura e Guardia di Finanza, nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.
Il progetto ha portato alla nascita del Nucleo cinofilo provinciale, con la Polizia locale che può così mettere la propria professionalità a disposizione anche delle altre forze dell’ordine.
“È un’esperienza particolare, che porta la Polizia locale a diventare un punto di riferimento anche per le altre forze dell’ordine. E il fatto che oggi il servizio sia attivo 24 ore su 24 ne dimostra l’importanza”.
L’attività dell’unità cinofila è stata inoltre ampliata alla ricerca di persone, affiancandola all’impiego dei droni. Sono cinque gli operatori che hanno conseguito l’abilitazione al pilotaggio e sono già state effettuate attività sul campo, anche in collaborazione con i Vigili del fuoco.
“Abbiamo già fatto esperienze soprattutto nelle ricerche di persone, anche alla Pietra di Bismantova. Sono azioni che magari si vedono poco, ma sono estremamente importanti per poter intervenire tempestivamente”.
Tra gli aspetti che Reggiani considera più importanti del percorso compiuto c’è anche il rafforzamento della collaborazione con le altre forze di polizia.
“Voglio ringraziare il maggiore Marco Spinelli, Roberto Rocchi e tutti i comandanti e gli operatori con i quali abbiamo collaborato. La collaborazione con il Nucleo operativo e radiomobile e con la Polizia stradale è stata molto proficua. Non per pro forma, ma perché c’è stata una cooperazione concreta”. Nello stesso percorso si inserisce la scelta di aver concentrato nella stessa sede la Polizia provinciale e la Polizia locale dell’Unione, favorendo lo scambio di informazioni e competenze.
“È stato un altro aspetto di esercizio comune delle attività, che porta a una maggiore conoscenza e a uno scambio di informazioni. L’efficientamento del servizio, secondo me, c’è stato tutto”. Un modello di collaborazione che si è esteso anche alla dimensione regionale attraverso la piattaforma Marco Polo Air, pensata per mettere in rete servizi e competenze delle Polizie locali dell’Emilia-Romagna.
Guardando al futuro, Reggiani individua nella specializzazione e nel rafforzamento della Polizia locale una delle principali sfide. “Il vigile di una volta non esiste più. È uno stereotipo. Oggi c’è la Polizia locale, così come ci sono i Carabinieri e la Polizia di Stato di oggi che non sono più quelli di un tempo. Le riforme stanno portando la Polizia locale verso una maggiore presenza nei sistemi di sicurezza, in particolare sulla sicurezza urbana”. Una funzione che, secondo Reggiani, richiede però adeguati investimenti anche in termini di personale.
“L’Appennino in questo momento non ha i numeri di personale ancora adeguati per poter esercitare una funzione di polizia così importante. Bisognerà progettare per andare oltre la gestione dell’emergenza. Oggi ci sono tutte le condizioni per fare bene, ma bisogna continuare a investire”.
Nel suo bilancio finale, il comandante sottolinea infine il valore delle relazioni costruite durante gli anni di servizio in Appennino.
“Ringrazio nuovamente tutti coloro con i quali ho collaborato: gli agenti, le altre forze dell’ordine, le istituzioni, la comunità e il territorio. È stata un’esperienza importante, nella quale abbiamo cercato di costruire un servizio sempre più efficiente e vicino alle esigenze dell’Appennino”.
A nome dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Reggiano, il presidente Emanuele Ferrari esprime “un sincero ringraziamento a Flaminio Reggiani per la professionalità, l’impegno e la costante spinta al miglioramento che ha caratterizzato il suo lavoro alla guida della Polizia locale dell’Unione. In questi anni il servizio ha compiuto un percorso di crescita, attraverso innovazioni organizzative e tecnologiche, formazione e una sempre maggiore integrazione con le altre forze dell’ordine”. Ed aggiunge Leonardo Perugi, sindaco di Toano e delegato alla Polizia municipale nell’ambito della giunta dell’Unione: “Al comandante Reggiani va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e l’augurio di poter affrontare con soddisfazione il nuovo incarico professionale. Gli auguriamo buon lavoro per il futuro, con la consapevolezza che porterà con sé anche l’esperienza maturata in questi anni al servizio dell’Appennino reggiano”.
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