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Il sistema delle imprese resiste all’onda del CovidNel terzo trimestre del 2020, quello estivo, segnato dalla ripresa di tutte le attività, ha tenuto la base imprenditoriale. Questo emerge dall’analisi dei dati del Registro imprese delle Camere di commercio da parte dell’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna. Per ora, gli effetti della pandemia appaiono evidenti solo se si esaminano separatamente i flussi dell’anagrafe delle imprese, non ancora nei saldi.

Rispetto allo stesso trimestre del 2019, le iscrizioni (4.575) sono leggermente diminuite, mentre le cessazioni sono state solo 3.770. Entrambi i flussi fissano un nuovo minimo decennale. Per questo la nati-mortalità è risultata positiva, ma il saldo si è ulteriormente ridotto.

Le imprese attive, a fine settembre, erano 398.989, con una diminuzione pari a 2.648 unità, che equivale a -0,7 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Ma la perdita è risultata leggermente più contenuta rispetto a quella riferita allo stesso trimestre dello scorso anno (-2.875 unità, -0,7 per cento). Gli effetti negativi della pandemia non emergono ancora dalla sola analisi della variazione dello stock delle imprese, richiederanno tempo per manifestarsi, ma per ora la base imprenditoriale tiene.

A livello nazionale le imprese attive sono rimaste sostanzialmente invariate nel trimestre estivo: quasi un ritorno alla “normalità” sul fronte dell’apertura di nuove imprese.

I settori di attività economica. La base imprenditoriale regionale si è ridotta in quasi tutti i macrosettori, più rapidamente in agricoltura, in misura poco più contenuta nel commercio e nell’industria, mentre è aumentata, anche se solo lievemente, nelle costruzioni e nel complesso dei servizi diversi dal commercio. In dettaglio, l’insieme del commercio all’ingrosso e al dettaglio e della riparazione di autoveicoli e motocicli subisce una sensibile flessione delle imprese del settore (-1.472 unità, -1,6 per cento).

La base imprenditoriale dell’agricoltura, silvicoltura e pesca si riduce di 1.066 unità (-1,9 per cento). L’industria perde 535 imprese nonostante una lieve decelerazione della tendenza negativa che si ferma a -1,2 per cento.

Ulteriori segni rossi sono dati dalla perdita di 271 imprese del settore del trasporto e magazzinaggio (-2,0 per cento), dalla diminuzione di 226 imprese nei servizi di alloggio e ristorazione (-0,7 per cento) e dal calo delle altre attività dei servizi (-142 unità, -0,8 per cento).

Non mancano variazioni positive. I principali segnali giungono dall’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese (+264 unità, +2,1 per cento), dall’immobiliare (208 unità, +0,8 per cento), quindi attività professionali, scientifiche e tecniche (+190 unità, +1,2 per cento), finanziarie e assicurative (+149 unità, +1,6 per cento).

La forma giuridica. Si confermano andamenti divergenti. La riduzione della base imprenditoriale è stata determinata dall’andamento negativo delle ditte individuali, scese di 2.928 unità (-1,3 per cento) e dalla riduzione delle società di persone (1.893 unità, -2,5 per cento). Queste ultime risentono in negativo dell’attrattività della normativa sulle società a responsabilità limitata, che sostiene invece l’aumento tendenziale delle società di capitale (+2.245 unità, +2,4 per cento).

Tutte le variazioni risultano più contenute rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.


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