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Il carcere raccontato senza filtri in “Gargoyle” di Alfredo Vassalluzzo



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Parlare di carcere significa spesso scivolare nella retorica o nel giudizio. “Gargoyle”, romanzo d’esordio di Alfredo Vassalluzzo, sceglie invece una strada diversa: raccontare senza filtri ciò che accade quando la scuola entra in prigione.

Il protagonista è un insegnante di italiano che si confronta con un mondo regolato da protocolli rigidi, chiavi, cancelli e silenzi. Il carcere emerge come istituzione totale, capace di modificare i comportamenti, i linguaggi e persino le emozioni.

Nel romanzo, i detenuti non sono mai semplici comparse narrative. Ognuno porta con sé una storia e una ferita. Ling, dopo la scarcerazione, scopre che la libertà senza prospettive può essere più violenta della detenzione stessa. Ernesto conserva un codice d’onore che resiste alla cella. Damir, invece, scrive per restare vivo.

La scrittura come evasione mentale è uno dei temi centrali del libro. Il manoscritto di Damir, che porta lo stesso titolo del romanzo, rappresenta una possibilità concreta di riscatto. Ma nel carcere la speranza è fragile: basta un errore burocratico per annientarla.

Il dramma che segue non è romanzato né spettacolarizzato. Vassalluzzo sceglie un linguaggio asciutto, quasi cronachistico, che rende il dolore ancora più reale. Il carcere non appare mai come luogo di redenzione, ma come spazio sospeso tra attesa e perdita.

Fondamentale è anche il rapporto tra Alfredo e il collega Sandro, figura cinica ma profondamente umana, che ricorda come in certi contesti la speranza possa diventare un lusso pericoloso.

Il romanzo solleva interrogativi profondi: a cosa serve l’istruzione in carcere? Può davvero cambiare un destino? O è semplicemente un modo per restituire dignità, anche solo per qualche ora alla settimana?

L’autore conosce bene questo universo. Alfredo Vassalluzzo insegna oggi all’Istituto Superiore Pertini di Albano Laziale, esperienza che traspare nella precisione con cui vengono descritti ambienti scolastici, dinamiche educative e contraddizioni istituzionali.

“Gargoyle” è un libro che non offre risposte semplici, ma invita a guardare ciò che spesso viene ignorato.

 

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