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Falco pellegrino ucciso con una fucilata a PoviglioRischia di incorrere in una sanzione penale, oltre che nell’eventuale sospensione, revoca o esclusione definitiva dalla concessione della licenza di porto di fucile per uso caccia, il responsabile dell’uccisione di un esemplare di falco pellegrino (Falco peregrinus) avvenuta in una zona di campagna nel comune di Poviglio. nei primi giorni di settembre. Si tratta di un rapace diurno appartenente ad una specie selvatica particolarmente protetta, come stabilito dell’art. 2 della Legge n. 157/1992 che regolamenta l’attività venatoria.

La carcassa del falco, grande predatore dei nostri cieli, è stata rinvenuta da un segnalante all’interno di un’area inclusa nell’ambito territoriale ATC RE1, il quale, dopo aver notato gli evidenti fori sul corpo e sulle ali del volatile, ha immediatamente allertato il Nucleo dei Carabinieri Forestali di Gualtieri.

Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti l’eventuale correlazione tra l’uccisione dell’animale e la pre-apertura, pochi giorni prima del ritrovamento, della caccia al colombaccio, consentita dal calendario venatorio regionale dell’Emilia-Romagna esclusivamente da appostamento, nelle giornate fisse di domenica e giovedì fino alle ore 13.00, e limitatamente a determinate specie. Proprio il colombaccio rappresenta infatti una delle prede elette del falco pellegrino; per questo il rapace viene impropriamente considerato un elemento di disturbo all’attività venatoria, finendo illegalmente nel mirino di cacciatori di selvaggina da piuma e bracconieri. Il falco pellegrino è infatti un abilissimo predatore, in grado di raggiungere velocità da record in picchiata (fino a 320 km/h), ed è fondamentale per il mantenimento di ecosistemi dal delicato equilibrio dove alcune specie, se presenti in numero eccessivo, potrebbero rappresentare una minaccia alla biodiversità. Per questo motivo è un ottimo alleato dell’uomo in ambiente cittadino, al quale il rapace è in grado di adattarsi, aiutando a contenere il numero dei piccioni di città.

Mentre proseguono le indagini dei Carabinieri forestali per l’identificazione del responsabile della condotta criminale, gli accertamenti autoptici svolti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Reggio Emilia hanno già confermato che la causa della morte dell’animale protetto è riconducibile alle ferite di arma da fuoco da munizione cosiddetta “spezzata” (pallini), comunemente impiegata per la caccia ai volatili. I reperti balistici estratti dall’esame necroscopico sono stati recuperati dai militari e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, unitamente ad alcune cartucce acquisite sul luogo del ritrovamento a pochi metri dalla carcassa del falco e presumibilmente abbandonate dallo stesso indagato.

Nel frattempo, la Procura della Repubblica di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. La Legge sulla protezione della fauna omeoterma vieta infatti l’abbattimento, la cattura o la detenzione di esemplari (vivi o morti) di specie tra cui il Falco pellegrino, condotta sanzionata penalmente dall’art. 30 comma 1 lett. B) della L. 157/92. Inoltre, l’uccisione di animale costituisce un più grave delitto, previsto e punito dall’art. 544 bis del codice penale, che prevede la pena della reclusione fino a due anni.

Proseguono quindi le attività di monitoraggio dei Carabinieri Forestali su tutto il territorio reggiano, affinché l’attività venatoria sia svolta nel pieno rispetto della legge a tutela della fauna selvatica, prezioso patrimonio indisponibile dello Stato.

 

 


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