Nell’Appennino modenese il percorso di un artista autodidatta che ha trovato nel legno una nuova forma di espressione, tra scultura, poesia e rapporto con la natura
C’è un filo che unisce i cantieri edili, il legno e la scrittura nel percorso artistico di Emanuel Gavioli, classe 1983, nato a Bondeno e cresciuto a Serramazzoni.
Per oltre vent’anni Gavioli ha lavorato come muratore. Un mestiere fatto di lavoro fisico, materiali e gesti concreti, che ha accompagnato gran parte della sua vita. Nel 2019, però, un problema di salute lo costringe a interrompere quell’attività e ad affrontare un cambiamento radicale.
È durante gli anni successivi, segnati anche dal periodo del lockdown, che nasce quasi casualmente il suo rapporto con la scultura.
Un giorno prende un pezzo di legno dalla legnaia e, utilizzando un semplice trapano fresatore, prova a incidervi un volto. È un lavoro rudimentale, nato senza l’ambizione di diventare un progetto artistico. Quel primo esperimento, però, diventa l’inizio di una ricerca che negli anni porterà Gavioli a studiare autonomamente le tecniche di intaglio e a confrontarsi con diverse essenze e forme del legno.
La sua formazione è completamente autodidatta. Durante i periodi trascorsi in ospedale e nei momenti lasciati liberi dal lavoro, studia attraverso libri, video e materiali disponibili online. Impara progressivamente a conoscere gli strumenti e, soprattutto, a osservare il materiale con cui lavora.
Nasce così il progetto dei “Guardiani del Bosco”, una serie di sculture nelle quali il volto umano sembra emergere direttamente dalla materia vegetale.
Non sono semplici figure intagliate nel legno. Gavioli cerca di mantenere visibili nodi, spaccature, venature e irregolarità del tronco, lasciando che siano anche le caratteristiche naturali del materiale a determinare la forma dell’opera. I volti si trovano così in una zona intermedia tra l’umano e il vegetale: sembrano appartenere contemporaneamente a una persona e a un albero.
Il tema ricorrente è quello della trasformazione.
La morte, la decomposizione e il ritorno alla terra sono elementi presenti nell’immaginario dei Guardiani, ma non vengono interpretati esclusivamente come una fine. Il deterioramento della materia diventa parte di un ciclo naturale più ampio, nel quale ciò che muore torna a essere parte dell’ambiente.
Da qui nasce anche il rapporto tra le figure umane e il bosco. Radici, funghi, foglie, nodi e venature diventano parte integrante delle sculture e contribuiscono a creare volti che possono apparire inquietanti, malinconici oppure protettivi, a seconda dello sguardo di chi li osserva.
Il percorso di Gavioli si sviluppa parallelamente alla sua attività di scrittore. Dopo una pausa di oltre dodici anni, è tornato recentemente alla scrittura con “Tra carne e corteccia”, una raccolta di poesie nella quale confluiscono esperienze personali, riflessioni sulla fragilità, il rapporto con la natura e il lavoro sul legno.
La scultura e la poesia diventano così due linguaggi diversi attraverso i quali affrontare gli stessi temi.
Il legame con il territorio rimane centrale anche nella sua attività artistica. Gavioli è socio artista di Circol Art, associazione culturale di Pavullo, attraverso la quale ha partecipato a mostre ed esposizioni collettive.
Il suo è un percorso lontano da una formazione accademica tradizionale. È nato dal lavoro manuale, passato attraverso una fase di cambiamento personale e si è sviluppato attraverso lo studio autonomo e la sperimentazione.
Oggi, quando lavora a un nuovo Guardiano, Gavioli non parte necessariamente da una forma già definita. Osserva il tronco, le sue imperfezioni e ciò che la materia suggerisce. Il lavoro consiste anche nel capire quanto intervenire e quanto, invece, lasciare che sia il legno a conservare la propria storia.
Forse è proprio questo il punto d’incontro tra il suo passato e il presente: dopo una vita trascorsa a costruire con le mani, oggi continua a farlo in un modo diverso.
Non più muri, ma volti.
Non più soltanto materia da lavorare, ma materia da ascoltare.

