A conclusione di un’articolata e complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Modena, a distanza di soli cinque anni dall’avvio delle indagini, è diventata irrevocabile la sentenza di condanna nei confronti dell’imputato principale, un uomo di 56 anni originario di Mirandola, già legale rappresentante di una Srls ed amministratore di fatto di altre cinque società attive nell’attività di somministrazione di manodopera.
Le investigazioni, sin dalla fase delle indagini preliminari, avevano consentito di delineare un sistema fraudolento posto in essere dal condannato, fondato sull’abuso della normativa fiscale in materia di ACE (Aiuto alla Crescita Economica) e sull’alterazione della documentazione societaria e fiscale di un gruppo di società a lui riconducibili e da lui amministrate di fatto.
In particolare, era emerso come, attraverso un fittizio conferimento “sulla carta” di circa 10 miliardi di euro, rappresentato da strumenti finanziari privi di valore economico e non riconosciuti dagli organi di vigilanza (cosiddetti “buoni-lavoro”), fosse stato creato un credito d’imposta fasullo, quantificabile in circa 24 milioni di euro. Tale credito veniva poi utilizzato per compensare indebitamente debiti tributari verso l’erario, generando un rilevante danno per le finanze pubbliche.
Le indagini avevano anche consentito di ricostruire operazioni di autoriciclaggio per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro, realizzate mediante il trasferimento di parte del credito d’imposta fittizio a società riconducibili al condannato, al fine di capitalizzarle e reimpiegare le risorse illecitamente generate.
Con la sentenza di condanna l’uomo è stato riconosciuto colpevole dei reati contestati, tra i quali figurano le indebite compensazioni (art. 10 quater, comma 2, D.lgs. 74/2000), omesso versamento I.V.A. (art. 10 ter, Dlgs 74/2000), autoriciclaggio (art. 648 ter-1 C.P.), falso in bilancio (art. 2621 C.C.) e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11, comma 1, Dlgs 74/2000) e, quindi, condannato alla pena di anni 5 e mesi 6 di reclusione, oltre al pagamento della multa di euro 16.200, nonché delle spese processuali e di custodia cautelare.
Oltre alla suddetta pena principale, al condannato sono state irrogate le seguenti pene accessorie: interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per anni 2 e mesi 6; incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per anni 2 e mesi 6; interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per anni 2 e mesi 6; interdizione perpetua dall’ufficio di componente di commissione tributaria.
Con il passaggio in giudicato della sentenza è stata anche disposta la confisca definitiva dei beni riconducibili al condannato quale profitto dei reati accertati. In particolare, il provvedimento ablativo, eseguito nella giornata di ieri dal Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Modena, ha riguardato: disponibilità finanziarie per complessivi 1,6 milioni di euro, già oggetto di misura cautelare reale; n. 3 immobili siti in San Felice sul Panaro, per un valore periziato di 300 mila euro; un credito IVA pari a euro 20.755,00.
La confisca rappresenta l’epilogo di un’indagine di particolare complessità, avviata nel settembre 2020 a seguito di segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dalla Banca d’Italia e approfondite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Modena.

