Tre agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti presso il carcere di Reggio Emilia, a seguito di un’aggressione ad opera di un detenuto sottoposto al regime di sorveglianza particolare.
Secondo quanto riferito dalla Fns Cisl Emilia-Romagna, alle 9 del mattino, durante l’accompagnamento negli spazi all’aperto, il detenuto si è scagliato contro un vice ispettore, colpendolo con pugni al volto. I due colleghi intervenuti in supporto sono riusciti ad arginarne la violenza, ma sono stati a loro volta presi a pugni. Una volta ricondotto in cella, l’uomo ha impugnato un manico di bastone appuntito fino a trasformarlo in un punteruolo, tentando di colpire ancora il personale. I tre agenti hanno riportato prognosi per complessivi 20 giorni. Tra loro un agente con meno di un mese di servizio e un collega che, due settimane fa, era già stato aggredito.
“Nel carcere di Reggio Emilia non siamo più davanti a episodi isolati, ma a una linea rossa superata sulla pelle della Polizia penitenziaria. Tre agenti presi a pugni e poi minacciati con un punteruolo di legno non sono una fatalità del mestiere: sono il risultato di organici insufficienti, reparti complessi lasciati soli e sicurezza affidata quasi solo al coraggio dei colleghi”. Così Ivano Maltoni, leader della Fns Cisl Emilia-Romagna interviene dopo l’aggressione avvenuta il 16 giugno scorso nel carcere di Reggio Emilia, dove tre agenti sono rimasti feriti durante la gestione di un detenuto sottoposto al 14 bis, nel reparto Antares.
“Questi professionisti – sottolinea Maltoni – ci consegnano parole che pesano come pietre: nel reparto Antares si entra senza sapere come se ne esce, la situazione appare fuori controllo. C’è paura ad andare al lavoro davanti a soggetti ad altissima aggressività. Quando il personale arriva a dire questo, l’amministrazione non può limitarsi a contare i feriti”. Il reparto Antares ospita circa 30 detenuti, soprattutto persone sottoposte agli articoli 14 bis e ad ex art 32 dell’ordinamento penitenziario, norme previste per chi ha già manifestato condotte violente. “Dall’inizio dell’anno – segnala la Fns Cisl – si contano una decina di episodi con prognosi per gli agenti, oltre a una media di 4-6 eventi critici al giorno tra detenuti”.
300 DETENUTI, MANCANO 120 AGENTI
Nell’istituto di Reggio Emilia sono presenti circa 300 detenuti, mentre rispetto all’organico previsto mancano circa 120 agenti, anche a causa del personale distaccato in uscita e di quello non operativo.
“Diciamo basta e denunciamo che sicurezza dei lavoratori e diritti dei detenuti cadono insieme quando lo Stato lascia i reparti senza uomini e strumenti. Oggi – attacca Maltoni – si chiede alla Polizia penitenziaria di reggere detenuti complessi e riottosi con numeri che non stanno in piedi. Per accompagnare un solo detenuto di quel calibro alla doccia, all’aria o a una visita possono servire da tre a cinque agenti e con dotazioni antisommossa. Dove si trovano con il personale ridotto così all’osso? Ancora: per la movimentazione di questo tipo di tenuti occorrono unità addestrate adeguatamente, anche per la difesa personale, obiettivo possibile solo con una formazione costante”.
LE RICHIESTE URGENTI
La Fns Cisl chiede una revisione immediata della pianta organica, l’invio stabile di personale e una valutazione chiara sul numero massimo di detenuti gestibili nel reparto Antares. “Non basta spostare i problemi da una cella all’altra. Bisogna stabilire quanti soggetti di quella complessità possono essere gestiti senza trasformare ogni turno in una roulette russa”, evidenzia Maltoni. Con la stessa urgenza servono allarmi centralizzati, più videosorveglianza, cancelli e chiusure più efficienti per creare aree stagne.
“Lo diciamo con durezza perché la misura è colma – conclude Maltoni –: non accetteremo che le aggressioni diventino il prezzo ordinario di un turno in carcere. La Polizia penitenziaria non chiede medaglie, ma condizioni per operare in sicurezza e garantire i diritti dei detenuti. Si chiama rispetto, parola che a Reggio sembra essere scomparsa”.

