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Appennino reggiano, imprese motore del territorio: generati 348 milioni di euro di ricchezza



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Il valore aggiunto dell’Appennino reggiano, ossia la ricchezza prodotta dalle attività economiche del territorio, ammonta a 348 milioni di euro nel 2023. È quanto emerge da un’indagine dell’ufficio studi Lapam Confartigianato: il valore aggiunto prodotto nei 7 comuni montani reggiani è pari al 2,6% del valore prodotto a livello provinciale, con un valore aggiunto per addetto di poco più di 43 mila euro, inferiore di 25 mila euro rispetto al valore medio provinciale. Tra i comuni montani si osserva un minor valore aggiunto per addetto a Villa Minozzo, che sfiora i 38 mila euro, Ventasso con poco più di 39 mila euro e Casina, con circa 39.500 euro, mentre valori più elevati si osservano a Carpineti che raggiunge quasi 51 mila euro e Vetto che segna oltre 52.500 euro. Nel 2023, ultimo dato disponibile, il valore aggiunto complessivamente creato sul territorio cresce più

velocemente nelle aree montane rispetto alla media provinciale, segnando un +3,9% in Appennino rispetto al +2,7% in provincia.

Nei comuni montani del reggiano, le micro e piccole imprese rappresentano il 99,5% dell’intero tessuto imprenditoriale. Più precisamente, il 95,5% sono micro imprese con meno di 10 addetti, il restante 4,5% sono piccole imprese con 10-49 addetti. Rispetto ai comuni non montani si osserva un maggior peso delle micro imprese, che trova spiegazione anche nella conformità del territorio stesso dell’Appennino. In queste micro e piccole imprese opera l’87,5% degli addetti, quota superiore di ben 23 punti rispetto alla quota rilevata nei territori non montani. Al 31 dicembre 2025 sono 3.232 le imprese attive operanti nei 7 comuni montani, di cui 1.090 artigiane, pari a una su tre, esattamente il 33,7%. Il costante calo delle imprese attive osservabile su tutta la provincia di Reggio Emilia risulta più accentuato in montagna. Negli ultimi 12 mesi i comuni montani perdono 76 imprese, un -2,3%. Rispetto al quarto trimestre 2019, pre Covid, si sono perse 138 imprese montane, pari ad un calo del 4,1% mentre si è fermato al -3,2% a livello provinciale. Rispetto al quarto trimestre del 2008, invece, si contano 743 imprese in meno, pari a un -18,7% rispetto al -12,7% provinciale.

Il territorio montano ha una vocazione agricola: oltre un quarto delle imprese lavora infatti nel settore primario. Seguono, per numerosità, il settore delle costruzioni e il commercio.

«I dati confermano che l’Appennino continua a produrre valore e a rappresentare una componente importante dell’economia provinciale – dichiarano da Lapam Confartigianato –. La crescita del valore aggiunto è un segnale positivo che testimonia la capacità delle imprese del territorio e il loro impegno nel creare occupazione e ricchezza anche in un contesto complesso. Visti anche i trend demografici, sarà sempre più importante il ricambio generazionale tra imprenditori per garantire la continuità del fare impresa. È positivo constatare come tra le nuove generazioni siano in aumento le donne che scelgono di intraprendere l’attività imprenditoriale, che al 31 dicembre 2025 gestiscono il 21,5% delle imprese attive in montagna, dato superiore al 19,1% medio provinciale. Solo creando condizioni favorevoli per fare impresa e per trattenere giovani, famiglie e competenze sarà possibile trasformare le potenzialità dell’Appennino in una concreta opportunità di sviluppo duraturo per tutto il territorio».

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