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Fondi europei, a Modena si decide il futuro della cooperazione dopo il 2027: 166 progetti finanziati e oltre 100 partecipanti al confronto



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Fondi europei, a Modena si decide il futuro della cooperazione dopo il 2027: 166 progetti finanziati e oltre 100 partecipanti al confrontoSi intitola volutamente “Non solo Cooperazione Territoriale Europea”, perché se cambia tutto intorno – dal Pnrr, al bilancio Ue fino a priorità su difesa e competitività – anche Interreg non può restare un capitolo a parte.
È questo il messaggio al centro dell’evento che stamattina ha riempito la Fondazione Collegio San Carlo a Modena, promosso dalla Regione Emilia-Romagna per aprire il confronto sul ciclo europeo 2028-2034. In sala oltre 100 partecipanti tra amministratori, Università, imprese, associazioni e agenzie di sviluppo.

Ad aprire i lavori il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, a seguire il saluto del presidente della Provincia di Modena, Fabio Braglia, e poi l’introduzione dell’assessore regionale a Programmazione strategica, fondi europei, Davide Baruffi. A seguire il negoziato in corso illustrato da Evelina Fortunato del Dipartimento Coesione della Presidenza del Consiglio e, in collegamento da Bruxelles, Klaus Boele del Comitato europeo delle Regioni.

Tre i cambiamenti che si sovrappongono nei prossimi mesi: la fine del Pnrr e la sfida di trasformare cantieri in servizi stabili; la proposta della Commissione per il nuovo bilancio Ue da circa 2.000 miliardi in sette anni (1,26% del PIL UE); lo spostamento delle priorità su sicurezza e competitività.
Nel nuovo disegno, Fesr, Fse+, Fondo di Coesione, agricoltura e pesca verrebbero riuniti in Piani nazionali e regionali da 865 miliardi (di cui 218 per le regioni meno sviluppate), con erogazione legata a obiettivi e riforme sul modello Pnrr. Accanto, un Fondo per la competitività da 410 miliardi. Per Interreg la proposta è di conferma a circa 10 miliardi.

“Piani regionali negoziati con Bruxelles, non capitoli dei piani nazionali- ha detto nel suo intervento l’assessore Baruffi-. La coesione ha valore in quanto politica che rende visibile l’Europa e che dimostra quanto questa sia vicina alle cittadine e ai cittadini grazie a cose concrete, alla possibilità di ristrutturare una scuola, di realizzare una pista ciclabile, di consentire un corso di formazione. Per questo è molto importante l’alleanza Euregions4cohesion, promossa nel maggio 2024 con la Nouvelle-Aquitaine e che oggi riunisce oltre 140 regioni di 20 Stati. La politica di coesione è il modo in cui l’Europa si rende visibile nei territori: non è un lusso da tempi tranquilli. Ed è anche una politica di sicurezza: tiene insieme l’Unione, riduce la sfiducia, dà a ogni territorio una ragione per sentirsi parte di un progetto comune. Indebolirla ora sarebbe un errore”.

“Le nostre richieste sono precise- ha concluso Baruffi– Piani regionali negoziati direttamente con la Commissione, Regioni che restino autorità di gestione, un bilancio dedicato e protetto per la coesione con allocazioni regionali definite in anticipo”.

I numeri: l’Emilia-Romagna protagonista
Nella programmazione 2021-2027, ancora in corso, l’Emilia-Romagna conta 166 progetti finanziati, 56 con capofila un soggetto del territorio e 205 partecipazioni di enti, università e imprese regionali nei partenariati.
Un dato che racconta un territorio vivo nelle reti europee, ma anche un impegno di lungo corso: la Regione da oltre dieci anni è Autorità di Gestione di Interreg Ipa Adrion, programma che riunisce 10 Paesi – Italia, Slovenia, Croazia, Grecia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia e San Marino – ponte concreto verso l’allargamento ai Balcani occidentali.

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