
La fotografia che emerge dai dati più aggiornati disponibili relativi alla provincia di Modena è quella di una realtà sociale ed economica ancora solida, ma attraversata da diverse tensioni strutturali.
Sul piano demografico, la popolazione modenese cresce ancora, seppur debolmente (+0,3% nel 2025, per un totale di 713.289 residenti al 1° gennaio 2026), con dinamiche molto differenziate tra territori: la zona collinare guida la crescita di lungo periodo, mentre la montagna mostra segnali di recupero dopo anni di forte calo.
Il capoluogo perde abitanti, a vantaggio di Carpi e di alcuni comuni della cintura. L’invecchiamento resta il tratto dominante: l’indice di vecchiaia ha superato per la prima volta quota 200 nel 2026, e oltre 49.000 anziani vivono soli. La componente straniera, arrivata al 14,1% della popolazione (100.394 persone), è ormai strutturale e concentrata soprattutto in età lavorativa e nei comuni di pianura.
Sul fronte ambientale, la qualità dell’aria migliora nel medio periodo (le concentrazioni di PM10 scendono sensibilmente rispetto al picco 2016-2017), pur restando il traffico urbano — in particolare l’asse di via Giardini a Modena — la criticità principale, aggravata occasionalmente da episodi di polveri sahariane. Il 2025 è stato più siccitoso della media, nonostante alcuni eventi meteo estremi (temporali, grandinate, allagamenti) concentrati soprattutto tra la tarda primavera e l’estate; il 2026 si preannuncia come l’anno più caldo mai registrato. Il consumo di suolo continua lentamente a crescere (+0,09% nel 2024), con Modena capoluogo e Formigine tra i comuni più dinamici e Fiorano Modenese ai vertici regionali per intensità di consumo.
Sul piano economico, la provincia sconta il rallentamento internazionale e la crisi del commercio mondiale: il valore aggiunto, dopo un lieve calo nel 2024, torna a crescere solo debolmente nel 2025-2026 (+0,6%/+0,7%), trainato da servizi e costruzioni, mentre industria e agricoltura arretrano. Le esportazioni, pilastro dell’economia locale (quasi metà del PIL provinciale), calano ancora, penalizzate soprattutto dal mercato statunitense, mentre tengono Germania, Francia e i mercati asiatici emergenti. Il tessuto imprenditoriale continua a ridursi (-0,3% nel 2025), soprattutto tra le ditte individuali e le imprese artigiane, mentre le società di capitale crescono. Il turismo rappresenta invece una nota positiva, con arrivi e presenze da record trainati dalla componente estera.
Il mercato del lavoro modenese, dopo anni favorevoli, nel 2025 mostra segnali di affaticamento: crescono un po’ gli occupati ma crescono anche disoccupati e soprattutto inattivi, in controtendenza rispetto alla media regionale. Colpisce soprattutto la ricomposizione settoriale: forte calo dell’occupazione industriale, compensato da una crescita robusta nei servizi e nel lavoro autonomo. La cassa integrazione conferma le difficoltà del manifatturiero, con impennate nel meccanico e nel tessile-abbigliamento.
Infine, sul piano dei redditi, Modena conserva posizioni di vertice regionale (terza provincia per reddito imponibile medio), ma con una dinamica di crescita più contenuta rispetto a Emilia-Romagna e Italia.
Persistono forti squilibri territoriali (redditi più alti nella cintura industriale, più bassi in montagna) e un marcato divario salariale di genere, solo in parte spiegato dalla maggiore incidenza del part-time femminile.
In estrema sintesi, Modena presenta un’economia manifatturiera ancora centrale, ma sotto pressione, una popolazione che invecchia e si internazionalizza, e un mercato del lavoro che nell’ultimo anno perde parte dello slancio degli anni precedenti.

