(DIRE) – “La mafia al nord c’è e ne abbiamo le prove”. E’ il messaggio ribadito da Libera Emilia-Romagna con il flash mob che si è svolto oggi davanti al tribunale di Reggio Emilia. L’iniziativa, che segue quella organizzata in mattinata anche davanti al palazzo di giustizia di Bologna, ha visto la partecipazione di una trentina di persone, esponenti anche di Cgil, Cisl e Uil, Libera Parma, Spi Cgil, Anpi, Auser, Ausl e Legambiente. Con loro anche Anna Castaldi e Margherita Asta, in rappresentanza dei familiari delle vittime innocenti delle mafie.
La mobilitazione si inserisce in particolare nella campagna nazionale “Fame di verità e giustizia”, lanciata a Firenze il 26 maggio 2025, e nasce per richiamare l’attenzione sulla recente delibera del Consiglio superiore della magistratura che individua gli uffici giudiziari operanti in aree ad alta densità mafiosa, escludendo gran parte delle città del Centro e del Nord Italia.
Un quadro che per il reggiano Manuel Masini, uno dei due coordinatori regionali di Libera (insieme a Sofia Nardacchione, ndr) è smentito dai numeri. “Lo dicono i beni confiscati in regione, oltre 1.000 di cui 700 ancora in amministrazione e 300 già assegnati. E lo dicono un numero altissimo di interdittive antimafia: 107 nel 2024 di cui 80 Reggio Emilia”. Ma anche “25.000 reati spia riconducibili a usura estorsione e reati informatici”. Quindi “secondo noi – sottolinea Masini – ci sono tutti i presupposti per cui anche nelle nostre Procure ci debbano essere dei magistrati con carriere collegate al contrasto alle mafie”. Questa delibera del Csm, spiega infatti ancora Masini, “influisce anche sulle nomine dei procuratori perché soltanto quelli che hanno lavorato nelle Procure di alcune regioni del sud Italia potranno avere dei punteggi aggiuntivi e verrà riconosciuto il loro curriculum antimafia, annullando quanto è stato fatto nella nostra regione”. Un caso “emblematico”, a questo proposito, riguarda Beatrice Ronchi, magistrata della Dda regionale, esclusa dalla corsa per l’incarico di procuratore aggiunto a Bologna. “Nella nostra regione abbiamo avuto 15 anni processi in 10 anni legati al fenomeno mafioso”, sottolinea Libera. Secondo cui “c’è assolutamente continuità e dobbiamo stare attenti vanificare l’esperienza pregressa acquisita da molti magistrati al nord, che è sicuramente utilissima”. Le mafie “ci sono anche qui anche se sottobanco e non in evidenza come al sud”, dice Anna Castaldi. Sulla stessa linea Margherita Asta, che ha perso la famiglia in un attentato rivolto al giudice Carlo Palermo. “E’ chiaro che le mafie non vanno geolocalizzate solo al sud come avveniva in passato. Noi familiari delle vittime innocenti di mafia vogliamo stare accanto a chi scrive questa verità nelle sentenze, perché starne lontani vorrebbe dire fare un torto a tutti i magistrati che, in tutt’Italia, si impegnano per la legalità”.
(Cai/ Dire)

