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Menarini, calo delle commesse del gruppo: dall’Emilia-Romagna arriva la richiesta di un confronto nazionale



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Menarini, calo delle commesse del gruppo: dall’Emilia-Romagna arriva la richiesta di un confronto nazionale“C’è preoccupazione per la mancanza di ordini per Menarini Spa da parte delle aziende a partecipazione pubblica che gestiscono il trasporto locale. Siamo di fronte all’unica azienda in Italia, con sedi a Bologna in Emilia-Romagna e a Flumeri in Campania, a produrre autobus, dalla progettazione alla manutenzione, fino alla vendita. Ritengo occorra un impegno collettivo per invertire questa tendenza. E per questo auspico che si possa avviare un confronto fra le Regioni e il Mimit che abbia al centro l’elaborazione di una strategia di politica industriale che consenta il rilancio del Made in Italy in quel versante, nell’interesse del Paese e delle lavoratrici e dei lavoratori”.

È questo, in sintesi, il cuore della lettera inviata dall’assessore al Lavoro della Regione Emilia-Romagna, Giovanni Paglia, al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e a tutti i colleghi assessori delle Regioni e Province Autonome, in merito al calo delle commesse di Menarini Spa – Gruppo Seri Industrial.

L’obiettivo dell’assessore Paglia è richiamare l’attenzione sul fatto che “l’unica fabbrica italiana di autobus debba affrontare una fase di azzeramento delle commesse interne”. Ma soprattutto “che in questo momento si preveda per i reparti produttivi l’attivazione, nei prossimi mesi, di una cassa integrazione a zero ore per tutte le operaie e gli operai, a causa della totale assenza di commesse da parte degli operatori nazionali del trasporto pubblico. Credo che questo fatto, al di là delle scontate autonomia gestionale e libertà d’impresa dei soggetti interessati, debba interrogare tutte e tutti noi”.

“Sappiamo- aggiunge l’assessore- che rafforzare la difesa del nostro apparato industriale appare tanto più importante ora che più forti sembrano le minacce provenienti dall’instabilità globale delle relazioni internazionali e dall’evidente asimmetria fra le diverse aree del mondo in termini di aiuti pubblici e strumenti regolatori. Allo stesso tempo la realtà del cambiamento climatico e delle condizioni ambientali di larga parte dell’Italia impongono un deciso investimento nella direzione del trasporto collettivo a bassissima impronta energetica. Il punto naturalmente non è tanto il destino di un singolo progetto industriale, ma la possibilità per il nostro Paese di poter giocare da protagonista la partita della transizione nel settore della mobilità”.

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