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Già in carcere per violenza sessuale, potrebbe essere l’autore di altre due tentate violenze avvenute a Castelfranco e a Modena



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Già in carcere per violenza sessuale, potrebbe essere l’autore di altre due tentate violenze avvenute a Castelfranco e a ModenaLa Polizia di Stato di Modena, nella giornata di ieri 26 gennaio, ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Modena, su conforme richiesta della Procura, nei confronti di un cittadino italiano di 20 anni, gravemente indiziato dei reati di tentata violenza sessuale pluriaggravata e lesioni, commessi il 12 febbraio 2025 a Castelfranco Emilia e il 23 maggio 2025 presso i laghetti di Sant’Anna in Modena. Le vittime sono due donne di 55 e 60 anni.

L’indagato era già ristretto presso la Casa Circondariale di Modena dal 3 ottobre scorso, in esecuzione di altra ordinanza di custodia cautelare in carcere, con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata, rapina e lesioni ai danni di una donna di anni 52; fatti avvenuti il 19 agosto 2025 sempre all’interno del percorso natura dei laghetti di Sant’Anna in Modena.

Nel corso delle indagini svolte dopo il primo arresto, la Squadra Mobile era venuta a conoscenza di un’altra aggressione simile, accaduta negli stessi luoghi il 23 maggio scorso, che la vittima non aveva inizialmente denunciato. La stessa, escussa dalla Squadra Mobile, aveva riferito della patita aggressione, fornendo alcuni dettagli: descriveva l’aggressore come un giovane, carnagione olivastra, a bordo di una biciletta blu, travisato da sottocasco, indossante uno zaino in stoffa e occhiali da sole; dopo averla raggiunta alle spalle, l’aggressore la trascinava all’interno della vegetazione, puntandole una pistola, al fine di consumare la violenza sessuale, ma la donna riusciva a liberarsi dalla presa e fuggire. L’aggressore veniva descritto con le medesime caratteristiche fisio-somatiche che aveva ricordato la vittima di agosto. La persona offesa l’11 ottobre scorso formalizzava dinanzi al pubblico ministero denuncia-querela.

Già durante l’attività di perquisizione svolta il 30 settembre scorso nel contesto della ricerca delle tracce relative alla violenza sessuale commessa ad agosto, la Squadra Mobile aveva rinvenuto e sequestrato al giovane un berretto blu, un sottocasco, uno zainetto in stoffa e una bicicletta blu, poi risultati essere quelli utilizzati nell’aggressione di maggio.
Sempre nel corso delle indagini, riconoscendo la metodica della serialità nell’agire dell’uomo, venivano analizzati episodi simili avvenuti in questa Provincia, caratterizzati dalle stesse modalità di aggressione con finalità di violenza sessuale, il cui autore era rimasto ignoto.

Tale ricerca consentiva di risalire a un tentativo di violenza sessuale commesso la sera del 12 febbraio a Castelfranco Emilia ai danni di una donna, nel parcheggio della palestra dalla stessa frequentata.
In questa circostanza, un giovane si appostava nel parcheggio esterno di una polisportiva, travisato da uno scaldacollo, e attendeva che la donna parcheggiasse la propria auto e scendesse dalla vettura, per sorprenderla alle spalle, afferrarla, cingendole un braccio al collo, buttarla per terra e quindi trascinarla di peso nella vegetazione del fosso antistante il parcheggio. Lì il giovane cercava di consumare atti sessuali, ma non riusciva per il sopraggiungere di un’autovettura nel parcheggio. Nelle drammatiche immagini registrate dal sistema di videosorveglianza presente nell’area del parcheggio veniva documentata l’intera azione dell’indagato, mentre aggrediva, atterrava e sollevava di peso la donna, trasportandola nella vegetazione. La donna riportava lesioni giudicate guaribili in 10 giorni.

L’analisi tecnica e gli accertamenti antropometrici svolti dalla Polizia Scientifica di Roma e da consulente tecnico nominato da questa Procura hanno permesso di consolidare gravi indizi di colpevolezza a carico del medesimo indagato anche in relazione alla tentata violenza sessuale e lesioni volontarie aggravate commesse in Castelfranco Emilia il 12 febbraio 2025.

Si rammenta che l’indagato deve considerarsi presunto innocente sino a sentenza irrevocabile di condanna.

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