Home Appennino Modenese Riordino, l’on. Baruffi solleva il caso del tribunale di Pavullo

Riordino, l’on. Baruffi solleva il caso del tribunale di Pavullo

tribunale_5Si torna a parlare, e lo si farà soprattutto nei prossimi mesi, della riorganizzazione della cosiddetta geografia giudiziaria: il provvedimento, già varato dal Governo, comporterà l’accorpamento e la chiusura delle sezioni distaccate dei tribunali, con l’obiettivo di risparmiare e investire meglio le risorse. Il Pd ha sollevato numerose perplessità circa il modo in cui il Governo ha interpretato con il proprio decreto (D.Lgs. 155/2012) il mandato ricevuto dal Parlamento con la legge del 2011. Nell’audizione alla commissione Giustizia della Camera, il ministro Cancellieri ha tenuto il punto, ribadendo che indietro non si torna. Il Pd si riconosce nello spirito e negli obiettivi della riforma, ma ha ribadito al ministro le proprie perplessità circa un’interpretazione troppo rigida della norma, nonché la preoccupazione sugli esiti attesi della riforma. Perplessità e preoccupazioni che troveranno ora corpo in una mozione che, fermi restando tempi e obiettivi della riforma, proverà ad incidere sulle situazioni più delicate, indicando anche possibili soluzioni. In questa direzione va anche l’interrogazione presentata al ministro Cancellieri dal deputato modenese del Pd Davide Baruffi che, nel quadro delle criticità che il provvedimento apre per Modena, evidenzia la situazione di Pavullo come un vero e proprio caso di scuola. La sezione distaccata di Pavullo risponde infatti alle esigenze di un territorio ampio e per molti versi svantaggiato, quello dell’Appennino modenese, che copre oltre il 50% dell’area della provincia, con tempi di percorrenza tra i centri di montagna più lontani e il capoluogo che arrivano a superare i 90 minuti.

“La riforma è giusta – spiega Davide Baruffi – e, se vogliamo essere sinceri, arriva anche tardiva. Non saremo quindi noi a chiedere di fermarsi perché cambiare bisogna. Però il cambiamento deve essere positivo e gli obiettivi attesi di miglioramento devono vedersi, a fronte delle rinunce e dei sacrifici certi che i territori dovranno fare. Al tempo stesso non tutte le situazioni sono uguali e il Governo non può procedere senza aver soppesato appieno le peculiarità del territorio. Penso all’Appennino modenese, ma anche alle isole o ai territori a forte presenza della criminalità organizzata: lì chiudere un tribunale significa lanciare un pessimo messaggio a tutta la comunità. Noi chiediamo al ministro di procedere in modo più selettivo, in alcuni casi anche graduale, per favorire con servizi alternativi piazze strategiche come quella di Carpi e Sassuolo, che non possono vedere semplicemente chiudersi un servizio. Un capitolo a parte sarebbe poi utile aprirlo per l’area del cratere dove, dopo il sisma di un anno fa, i servizi di giustizia, a partire dal giudice di pace, svolgono una funzione preziosa. Se riforma deve essere lo sia fino in fondo, dimostrando anticipatamente a queste comunità che possono guadagnarci in termini di semplificazione, accesso per via telematica, soprattutto contenimento dei tempi della giustizia”.