Home Appennino Modenese Pievepelago: aquila reale salvata dai volontari del Centro Fauna di Modena

Pievepelago: aquila reale salvata dai volontari del Centro Fauna di Modena

aquila-realeUna splendida aquila reale, rimasta intrappolata in una recinzione, è stata salvata nei giorni scorsi a Pievepelago dai volontari del Centro fauna selvatica Il Pettirosso. Il rapace è in buone condizioni ma, prima di liberarlo in Appennino, i veterinari effettueranno nei prossimi giorni ulteriori accertamenti nella sede del Centro in via Nonantolana 1217. Si tratta di un esemplare molto giovane e proprio l’inesperienza al volo, nel corso di una planata in direzione di un pollaio, è stata all’origine dell’incidente.

Come conferma Piero Milani, responsabile del Centro, «è la prima volta che recuperiamo un’aquila reale, un animale bellissimo di grande pregio naturalistico che sta ripopolando le montagne dell’Appennino. L’uccello era rimasto impigliato nella rete di un pollaio e sono stati gli agricoltori stessi proprietari della struttura a chiamarci immediatamente; poi su nostra indicazione, sempre gli agricoltori hanno coperto l’animale con un lenzuolo per calmarlo, evitando che si procurasse danni peggiori a causa dello stress».

Il Centro opera sulla base di una convezione con la Provincia di Modena per il recupero e il salvataggio della fauna selvatica in difficoltà.

Per le segnalazioni e richieste di intervento sono attivi 24 ore su 24 alcuni numeri telefonici: 339 8183676-339 3535192 oppure è possibile chiamare anche il servizio 118.

La Provincia ha avviato un progetto di tutela dedicato all’aquila reale che nidifica in provincia di Modena dal 1989; da un’indagine, partita nel 2004 e coordinata dai tecnici della Provincia, sulla base di un progetto regionale, è emerso che tuttora sono cinque le coppie di aquila reale che frequentano con una certa regolarità i cieli dell’Appennino modenese, ma solo una di queste nidifica stabilmente, le altre hanno scelto zone limitrofe nel bolognese e in Toscana. Dalla coppia “modenese”, con successive sostituzioni sia del maschio che della femmina, sono nati finora una quindicina di rapaci di cui due  quest’anno e l’esemplare salvato è proprio uno di questi.