Home Appennino Modenese Pacifica occupazione degli uffici del Giudice di Pace di Pavullo

Pacifica occupazione degli uffici del Giudice di Pace di Pavullo

giudice-di-paceCoordinamento pavullese degli operatori di giustizia: “Le ragioni a fondamento della pacifica occupazione degli uffici del Giudice di Pace di Pavullo” che verrà effettuata domattina.

“In questi mesi abbiamo assistito a un’accelerazione impressionante nella strategia che mira a cancellare ogni servizio territoriale in tutto il territorio dell’Appennino modenese e, in particolare, si propone di riportare indietro le lancette della giustizia nel ns territorio di un paio di secoli.

Dagli esordi dell’Italia unificata, consapevoli di quanto fosse importante il servizio dell’amministrazione della giustizia per i cittadini, i vari governi , dal tempo della monarchia e attraversando la dittatura fascista e fino alla Repubblica, sempre si sono premurati di assicurare la presenza di presidio di giustizia nel territorio dell’Appennino modenese: preture, tribunali e giudici di pace che hanno assicurato, in un territorio certamente svantaggiato sul piano della viabilità, delle infrastrutture e degli altri servizi, almeno un minimo presidio di giustizia e di risposta alle esigenze dei cittadini e nella tutela dei loro diritti, secondo i principi di una giustizia che, in tempi decenti e dislocata sul territorio, potesse dare risposta a un bisogno fondamentale e ha un diritto sancito tra i primi nella nostra costituzione.

Tutto queste conquiste sono state, nell’arco di un biennio, letteralmente gettate nel cestino, da una classe dirigente particolarmente insipiente e ottusa, che sull’altare di presunti (e del tutto falsi per la verità ) risparmi non si è fatta scrupolo di cancellare con un colpo di spugna tutti i servizi di giustizia nel nostro territorio.

In primo luogo è stato quindi cancellato il tribunale di Pavullo, cancellazione contro la quale abbiamo cercato di opporci e resistere anche promuovendo ricorso innanzi al Tar, e che è stata giustificata con esigenze di risparmio evidentemente assurde risibili: non serviva certo uno specialista in economia per comprendere che un affitto, tra l’altro a prezzo assolutamente di favore e simbolico, pagato a Pavullo sarebbe stato estremamente inferiore a un analogo affitto in centro a Modena, con l’aggravante che qui esisteva un palazzo sistemato e messo a norma, con significativi investimenti effettuati all’epoca dal ministro Marinazzoli, mentre a Modena non esiste assolutamente nulla se non locali da allestire provvisoriamente, e allo stato neppure pronti, nell’attesa poi di una definitiva sistemazione che, siamo facili profeti, chissà fra quanti decenni avverrà. Apprendiamo ora che solamente le spese di trasloco e di sistemazione dei locali (oltretutto a tutt’oggi non ancora approntati e che pertanto rendono la giustizia modenese, già la più disorganizzata del nostro sistema regionale, ancora più caotica) supereranno di gran lunga il presunto risparmio conseguente alla soppressione del tribunale pavullese

Il Ministro Cancellieri, dopo aver avviato la corsa forsennata alla soppressione dei vari tribunali e resasi poi conto dei disagi che questa creava, si è presentata la scorsa settimana in Parlamento dichiarando che, nonostante tutto e nonostante le incongruenze emerse, ormai si trattava di una macchina messo in moto che era impossibile arrestare. Peccato che sotto questa macchina verranno schiacciati diritti e le aspettative di giustizia di milioni di cittadini e, in particolare, soprattutto drammatica appare la situazione dei cittadini del nostro Appennino, dimenticati non solo dal ministro ma, evidentemente, anche dalle varie forze politiche e che si vedranno di colpo costretti a subire non solo gli aggravi economici logistici e per gli spostamenti necessari per spostarsi tutti a Modena ma che assisteranno a un ulteriore allungamento dei tempi processuali per i quali l’Italia è già giustamente stata condannata quale maglia nera fra tutti i paesi OCSE in quanto vanta il triste primato della peggiore giustizia civile in termini di durata dei processi.

In una situazione come questa e dopo che da anni politici esponenti e della magistratura si sono riempiti la bocca di propositi (evidentemente declamarti solo per amore di retorica ) volti ad accorciare le intollerabili lungaggini della giustizia civile tempi, anche alla luce delle sempre più frequenti condanne che la corte di giustizia europea infligge l’Italia proprio per il mancato rispetto di un’equa durata dei processi, ora gli stessi vertici politici hanno deciso, con un tratto di penna, che i tre anni ad oggi necessari per un cittadino del comprensorio appenninico modenese per avere una sentenza civile si trasformeranno in sei anni (la durata cioè dell’analogo di un contenzioso presso il tribunale di Modena ove le stesse cause saranno trattate a partire dal mese di settembre): certo un bel risultato in termini di efficienza, giustizia, rispetto dei diritti e soprattutto di tutela di tutti coloro che in un momento particolarmente difficile sanno che d’ora in poi far valere un diritto in causa o recuperare i loro soldi sarà un’impresa praticamente impossibile.

Molti di noi sono avvocati e abbiamo cercato di spiegare questo ai nostri clienti, sentendoci ribattere che, a questo punto, di fronte a questi tempi le queste lungaggini piuttosto che aspettare sei anni per riscuotere i propri crediti tanto vale lasciar perdere, se si tratta di piccole cifre, oppure ricorrere ad altre strade meno ortodosse, abbandonando avvocati e giustizia evidentemente percepiti come inutili.

Nell’arco di pochi mesi e dopo la chiusura del tribunale, primo segno evidente di una strategia che mira a riportare la montagna alla condizione di periferia disagiata da trattare come terzo mondo del paese, si è aggiunta, senza che nemmeno fosse stata preceduta da alcun avviso, la chiusura degli uffici di Equitalia : l’importante è infatti che i cittadini del territorio possano infatti pagare le imposte e le cartelle di pagamento , cosa che potranno fare presso qualunque sportello bancario, mentre l’accesso a un ufficio sul territorio presso il quale ottenere chiarimenti e instaurare qualunque dialogo chiarificatore, magari rettificando errori e pretesi incongrue, non costituisce un diritto riconosciuto ai cittadini dell’Appennino ma un privilegio riservato a chi abita in zone più fortunate della provincia.

Una circolare ministeriale di questa settimana porta poi ora a compimento l’intera opera di cancellazione di ogni servizio di giustizia nel ns territorio appenninico prevedendo la chiusura di tutti i Giudici di Pace della provincia entro il 29.4.2014 (o, meglio, Carpi e Sassuolo chiuderebbero verso quella data; per Pavullo, ovviamente, si pensa invece a una chiusura anticipata per gennaio 2014…). Termina così la possibilità effettiva dei cittadini di accedere ad un servizio pubblico di prossimità eche viene infatti cancellato secondo una politica fatta solamente di soppressioni senza tenere conto delle specificità del territorio e che provocherà come sicuro effetto la creazione di disagi e maggiori costi per i cittadini che abitano sul nostro territorio.

In tutta la Provincia di Modena resteranno solo gli uffici giudiziari di Modena, sui quali confluiranno un bacino d’utenza di 700.000 cittadini. Costringere tutti costoro a gravitare sul capoluogo con ovvi intasamenti degli uffici comporta un allungamento dei processi assolutamente intollerabile e servizi sempre più scadenti per i cittadini, peggiorando ulteriormente la qualità della giustizia italiana non a caso e da tempo condannata come la peggiore tra tutti i paesi europei per quanto riguarda la durata dei processi.

La sezione distaccata di Tribunale di Pavullo ha una estensione territoriale di 1.410 kmq, superficie corrispondente ad oltre la metà della intera Provincia di Modena (2.818 kmq) , area oltretutto montana svantaggiata, come tale riconosciuta anche dalla legislazione comunitaria e regionale e ricompresa tra le zone che dovrebbero essere tutelate. La viabilità della zona montana ridetta non consente, quantomeno agli abitanti dei comuni più distanti, di raggiungere la sede del Tribunale di Modena in tempi inferiori ad un’ora/un’ora e trenta, con mezzi propri, mentre l’uso di servizi pubblici, laddove esistenti, comporta tempi superiori anche alle tre ore; il tutto per coprire distanze anche maggiori di 100 km. Al riguardo non va poi dimenticato il disagio creato dalle condizioni metereologiche nei periodi da ottobre ad aprile a causa di neve, gelo e nebbia.

Soprattutto non è possibile per molti cittadini con mezzi pubblici raggiungere gli uffici giudiziari per l’orario fissato alle udienze (ore 9.00, con la conseguenza che testimoni, parti e imputati dei procedimenti penali che non disporranno di un’autovettura privata non potranno presentarsi per tempo ai processi che li riguardano (o dovranno in alternativa scender il giorno prima e pernottare in albergo)

La chiusura, insieme al tribunale anche del Giudice di Pace, riporta le lancette dell’orologio per quanto riguarda la situazione della giustizia in montagna agli inizi del XVIII, in quanto da oltre 200 anni (già per previsione del duca d’Este ) esiste un ufficio giudiziario in loco . Raggiungere i servizi a Modena, negli orari d’ufficio previsti, per gli abitanti delle nostre zone è logisticamente difficile, quando non impossibile. Per un cittadino dell’alto Appennino accedere agli uffici del giudice di pace attraverso i mezzi pubblici di Modena sarà semplicemente impossibile, a meno che non scelga di , viaggiare a Modena il giorno prima e pernottare in un albergo per poter essere quindi in orario presso la cancelleria del il giudice di pace alla distribuzione dei “numerini”.

Sembra un paradosso ma purtroppo sarà così per molti, parti civili, cittadini che impugnano una multa, testimoni chiamati a deporre in una piccola causa, i quali dovranno prenotare una camera d’albergo a Modena non esistendo mezzi pubblici che consentono di giungere in orario per le udienze innanzi al giudice di pace del capoluogo. Una perdita di tempo, di risorse, di viabilità sicura non commisurate al guadagno per lo Stato. Che tra l’altro è minimo, in quanto è il Comune di Pavullo ad accollarsi gran parte delle spese per il mantenimento degli uffici giudiziari.

L’Ufficio del Giudice di Pace di Modena ha, allo stato attuale, innegabili problemi di funzionamento logistici, destinati così a moltiplicarsi. Si tratta tra l’altro dell’unico ufficio del giudice di pace in tutta la regione Emilia-Romagna che accetta i ricorsi contro le contravvenzioni unicamente un giorno la settimana (il lunedì mattina ) allorquando si creano quindi lunghissime file e, ovviamente, i meno fortunati cioè coloro che non sono riuscito ad accaparrarsi un posto in fila alle prime ore del mattino e non vengono serviti alla fine dell’orario di servizio debbono tornare la settimana successiva sperando di aver miglior fortuna (e ricordando che il termine per impugnare tali atti e di solo 30 giorni e che almeno i primi giorni servono per la predisposizione del ricorso e dei documenti da allegare, le chance disponibili nella lotteria giudiziaria che si svolge in tal modo sono solo 2 o al massimo 3). Al contrario, l’Ufficio di Pavullo funziona ottimamente, così come funziona ottimamente il tribunale di Pavullo e, viene da dire, forse proprio per questo, è opportuno che siano chiusi, anche perché non risalti per differenza la cronica inefficienza degli altri uffici giudiziari.

Gli invocati (a sproposito) risparmi economici nel caso in questione sarebbero non solo risibili ma anzi del tutto inesistenti. Il presunto risparmio di poche migliaia di euro l’anno verrà in compenso pagato con un’ ulteriore perdita di efficienza del servizio giustizia ed elevati costi a carico della collettività, in termini non solo di minor tutela dei diritti ma anche di maggiori esborsi per accedere al servizio giustizia e di un aumento dei tempi di durata dei processi civili che nel nostro caso porterà a un raddoppio degli stessi. Mentre tutti puntano il dito contro l’eccessiva durata e le lunghezze intollerabili della giustizia civile assistiamo a una soppressione che comporterà per tutti i cittadini dell’Appennino un raddoppio secco della durata dei processi..! Ciò dimenticando quindi come la giurisdizione/giustizia costituisca o, meglio, dovrebbe costituire ma in Italia ciò evidentemente è sempre meno vero, una componente irrinunciabile di ogni sistema democratico. Tramite essa si realizzano almeno due diritti costituzionali: quello alla difesa e quello all’uguaglianza.

Ovviamente poi questa chiusura trascura i costi per i cittadini, come spesso avviene, basti pensare a quello che potrà essere il costo in termini di tempo gli spostamenti per una popolazione di 60.000 persone costretta a spostarsi a Modena, quasi sempre con mezzi privati non essendo possibile garantito un accesso con i mezzi pubblici negli orari utili, aumentando dismisura il pendolarismo dalla montagna la pianura che a parole tutti dichiarano di voler combattere e che invece misure come quella della chiusura del tribunale sono le più efficaci a incrementare.

Era stato detto dal Ministro Cancellieri come, prima della riforma, gli italiani disponessero di un numero eccessivo di corti di prima istanza (una ogni 55 mila abitanti, mentre i francesi, i tedeschi e gli inglesi ne avevano una soltanto una ogni 110 mila) . Grazie a questa manovra la ns. provincia vanterà dal prossimo anno l’invidiabile primato di avere due Uffici giudiziari (un Tribunale e un Giudice di Pace) di prima istanza per 700.000 abitanti, con un rapporto che eguaglia quello di sfortunati paesi… africani e asiatici, un bel modo per raggiungere su questo ambito un terzo mondo cui siamo evidentemente destinati sempre più ad avvicinarci in tema di giustizia.

Contro queste scelte che, dettate da presunte esigenze di risparmio economico (in realtà inesistenti), si trasformeranno per certo in un costo assai pesante per la collettività e per la tutela dei principi di giustizia che crediamo tutti dovrebbero avere a cuore abbiamo quindi deciso di agire occupando da domani gli uffici del giudice di pace di Pavullo, un gesto forte per ricordare che i anche i diritti e la loro tutela sono un patrimonio comune e per segnalare con la maggior forza possibile lo scandalo per cui, a partire dal prossimo anno, in tutto l’ appennino nessuno ufficio giudiziario sarà più operativo e che la possibilità di una giustizia efficiente nel nostro territorio sarà cancellata definitivamente.”

 

Fausto Gianelli,

Coordinamento pavullese degli operatori di giustizia