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Lapam: abusivismo, una piaga per l’Appennino Estetisti. Parrucchieri e fotografi i più colpiti

La piaga dell’abusivismo continua ad allargarsi anche in appennino, complice il perdurare della crisi economica. Tra i vari l’artigianato di servizio è il settore più colpito, a partire dalla categoria del benessere.

“Lapam Confartigianato, come già fatto nel 2013, sta per promuovere una nuova campagna di sensibilizzazione per dire no all’abusivismo nel settore – dice Andrea Bergamini, presidente Lapam della Zona del Frignano -. Estetisti ed acconciatori vogliono lanciare un segnale forte ai consumatori per ricordare che affidarsi a coloro che si improvvisano operatori mette a rischio non solo la bellezza ma soprattutto la salute dei clienti. I rigidi controlli sanitari e le nuove certificazioni sui macchinari a cui sono sottoposti centri estetici e saloni di bellezza sono una garanzia per i clienti. Rivolgersi a chi si improvvisa costituisce un autentico azzardo; a fronte di un eventuale risparmio in termini economici ci si espone al rischio di danni permanenti”.

A questa categoria storica si aggiunge ora anche quella della fotografia, altra attività altamente professionale che viene però sempre più esercitata come secondo lavoro da soggetti hobbisti che, evadendo il fisco, hanno la possibilità di offrire il servizio fotografico a prezzi scontati ma di qualità nettamente inferiore. In questi mesi in occasione di matrimoni, comunioni o feste, com’è stato possibile verificare, spesso i servizi sono stati svolti da non professionisti. Il mondo della fotografia è stato stravolto dall’avvento del digitale che ha fatto sparire la pellicola e lo sviluppo; per questa ragione il fotografo ha dovuto rivedere la propria professione spesso sostenendo ingenti investimenti ed andando così in seria difficoltà. Se a questo aggiungiamo la concorrenza sleale non ci potrà essere futuro per i nostri artigiani.

“Non ci stancheremo di denunciare un fenomeno che mina alla base il nostro già debole tessuto economico – conclude Bergamini – tanto più nei centri più periferici e disagiati come quelli della montagna”.