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Fusione Comuni Alto Appennino Reggiano: il dibattito in aula

Uniti nella volontà di indire il referendum sul progetto di fusione dei Comuni di Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto (votato all’unanimità) affinché siano i cittadini ad esprimersi, ma divisi nella valutazione (di metodo) del progetto di legge che, sospeso fino all’esito referendario, prevede appunto l’istituzione di un nuovo Comune unico a partire dal primo gennaio 2016 al posto degli attuali quattro. E’ quanto emerge dal dibattito di oggi in Assemblea legislativa che ha preceduto il voto per dare il via libera al referendum consultivo nei quattro Comuni dell’Alto appennino reggiano, che si terrà presumibilmente fra fine maggio e fine giugno.

La fusione – ha detto Ottavia Soncini, (Pd – relatrice di maggioranza del progetto di legge) – è “una risposta alla sfida di aumentare e qualificare i servizi, in un frangente di cronica scarsezza di risorse, con inoltre l’estensione di vincoli di finanza pubblica ai piccoli Comuni e con l’obbligo normativo, ormai, di gestione associata delle funzioni”. I quattro Comuni, ha ricordato, collaborano già dal 1999 attraverso l’Unione dell’Alto Appennino Reggiano: “Si tratta della prima sperimentazione concreta di lavoro insieme, di Unione di Comuni, della regione. Una sperimentazione che ha rappresentato un momento positivo di maggiore integrazione tra le strutture (pensiamo ai micronidi, alle scuole di musica, al servizio sociale unificato e accreditato) e maggiori risorse. Ora- ha proseguito Soncini- con la fusione, rispetto al mantenimento di Unioni nella gestione di funzioni e servizi, con un unico ente locale si evitano duplicazioni, sovrastrutture, lungaggini burocratiche, lentezze decisionali”. Questa nuova realtà istituzionale “sarà il più importante Comune del parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano. Avrà peso e autorevolezza nella elaborazione dell’agenda politica della montagna. Su tale identità sarà possibile costruire progetti incentrati sulle eccellenze: turismo, ambiente, energie rinnovabili, agricoltura di qualità, piccole e medie imprese artigiane e manifatturiere, infrastrutture e servizi. In sintesi- ha concluso l’esponente Pd- c’è una concreta possibilità che possano prendere vita nuove azioni imprenditoriali e di ulteriore buon governo”.

Pur favorevole all’indizione del referendum, che consentirà “di capire la volontà dei cittadini”, Stefano Bargi (Lega nord, relatore di minoranza) ha invece sollevato perplessità sul metodo adottato per la ripresa dell’iter legislativo. Un progetto “a cavallo tra due legislature”, sottoposto “in modo troppo celere all’esame della nuova Assemblea legislativa, grazie a quanto previsto dalle norme di salvaguardia adottate per le fusioni di Comuni già avviate prima della scadenza del precedente mandato. Su questa norma– ha ricordato– Fi e Lega hanno sollevato una richiesta di chiarimento alla Consulta di garanzia statutaria perché sembrerebbero in contrasto con quanto previsto dallo Statuto regionale che detta la decadenza dei progetti di legge a fine legislatura”. Anche se il progetto di legge è nuovo, “rimangono validi i documenti propedeutici che sono fondamentali per poter deliberare”. L’esponente della Lega Nord ha sollevato perplessità anche sull’impostazione attuale, “che vede le fusioni come una strada principale che i piccoli Comuni devono percorrere quasi obbligatoriamente per far fronte alle difficoltà. Un’impostazione di cui – ha detto– non si vede l’obiettivo finale del riordino perché si accorpa ma rimangono nodi da sciogliere sulla gestione dei servizi, ad esempio sul personale”.

Gabriele Del Monte (Lega nord) ha criticato il percorso legislativo, “intrapreso in maniera forzata”, e ha invitato a discutere “non di scelte politiche ma dei progetti sottesi alla fusione. Prima ci interessa sapere come verranno spesi i fondi in caso di fusione, se si tratta di investimenti per incentivare il turismo in un territorio dove sono necessari investimenti”, ha affermato citando ad esempio gli impianti sciistici del Cerreto e il palazzetto dello sport, molto richiesto anche dall’estero per gli allenamenti delle squadre di hockey, ma non attrezzato a tale scopo. “La gente– ha concluso- ha il diritto di sapere”.

Secondo Paolo Zoffoli (Pd), le “fusioni rappresentano una bella opportunità per i Comuni e la Regione deve incentivare i questi processi a fronte di una responsabilità che comunque compete agli amministratori del territorio”.

Per Tommaso Foti (Fdi), sotto il profilo funzionale le fusioni sembrerebbero rappresentare “la strada maestra, perché consentono a piccole realtà di rafforzarsi facendo massa critica”. Sul tema, però, a suo avviso “va avviata una discussione. Dobbiamo chiederci – ha detto ricordando che le legge in questione avrà un impatto di 3,6 milioni di euro– se si tratta di scelte condivise perché rappresentano una reale opportunità o perché ci sono gli incentivi economici. In quest’ultimo caso sarebbero un fallimento di una grande idea ridotta a poco più di un baratto”.

Sostegno alla legge da Yuri Torri (Sel): “È nostro dovere fare buone leggi, funzionali alle esigenze dei territori, e accompagnare le comunità nelle scelte, spiegando l’utilità che può avere la fusione nel creare nuove opportunità e per rispondere alle sfide non facili che si presentano soprattutto per i centri più periferici”.

Andrea Bertani (M5s) ha ricordato “che il Movimento 5stelle è a favore delle fusioni, specie se riguardano i piccoli centri”. Sul caso in discussione ha tuttavia sollevato “dubbi sulla velocità e sul metodo adottato per il procedimento in corso”. Infine, Bertani ha invitato “a tener conto del voto referendario che i cittadini esprimeranno in ogni singolo Comune, perché spesso le fusioni vengono calate dall’alto usando lo specchietto dei finanziamenti”.

Roberto Poli (Pd) ha invitato a riconoscere ai sindaci “il coraggio della grande sfida del cambiamento. L’elemento identitario è forte nei Comuni”, ma quella delle fusioni “è una strada da percorrere con determinazione perché l’identità e l’autonomia si perdono quando non ci sono più i fondi per fare gli investimenti. Dentro al percorso di fusione, oltre a consentire una maggiore razionalizzazioni dei costi e delle professionalità, aumenta anche l’attrattività” dei territori.

Igor Taruffi (Sel) in dichiarazione di voto ha espresso “convinto sostegno al processo di fusione”. La politica “dovrebbe sostenere i processi virtuosi sul territorio”  e laddove gli amministratori avessero delle perplessità “la Regione deve svolgere un ruolo di supporto e farsi carico dei problemi, perché è un dovere dare un contributo alle modifica dell’assetto del Paese, che non è più funzionale”.

Paolo Calvano (Pd) ha ricordato che il processo che porta alla fusione “arriva dal basso, a partire dalla volontà espressa dai Consigli comunali e si concluderà con l’espressione dei cittadini nel referendum. Si tratta- ha detto – di un esempio massimo di democrazia. Non possono quindi esserci opposizioni né di merito né di metodo rispetto ad una richiesta che viene da quelle comunità. L’auspicio del Pd– ha concluso– è che dove ci sono le condizioni le fusioni vengano fatte in modo da rendere più efficace la pubblica amministrazione”.

Emma Petitti, assessore al Bilancio, riordino istituzionale, risorse umane e pari opportunità, ha ricordato nel suo intervento che “il progetto di fusione dei quattro Comuni montani del reggiano è stato fortemente voluto dagli amministratori, che hanno recentemente rinnovato al nuovo esecutivo regionale la volontà di procedere. Confermiamo il nostro appoggio– ha proseguito–, non solo economico ma legato alle prospettive di quei territori, con l’obiettivo di una semplificazione e razionalizzazione che consentirà di aumentare la competitività dei territori”.

Il presidente della Giunta regionale, Stefano Bonaccini, è tornato a ribadire il sostegno alla linea delle fusioni e del riordino istituzionale in una regione “che vede già il 90% dei Comuni associati in Unioni. L’obiettivo a fine legislatura è quello di passare in Emilia-Romagna dagli attuali 341 comuni a 300. Tra qualche settimana– ha annunciato-  arriverà in Aula il progetto di legge di riordino delle funzioni, con anche il tema del personale, dopo l’istituzione delle Province come enti di secondo livello”.