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Estorce denaro alla figlia di un pregiudicato: in manette una 39enne di Sestola, già nota alle forze dell’ordine

carabinieri20Dalla tarda serata del 21 luglio scorso, a Pavullo nel Frignano, la figlia 35enne di un pregiudicato del luogo (arrestato nel 2009 in esecuzione di una o.c.c. in carcere unitamente ad altri soggetti di origine campana affiliati al “Clan dei casalesi”, perché ritenuto responsabile del reato di associazione per delinquere di stampo camorrista nell’ambito di un’attività investigativa avviata nel 2007) aveva iniziato a ricevere numerosi sms con ID nascosto, nei quali l’ignoto interlocutore, facendo espressamente intendere di appartenere al citato clan camorrista e di conoscere approfonditamente le abitudini della sua famiglia, minacciava lei ed i suoi familiari di un male ingiusto qualora non avesse provveduto a consegnare la somma contante di 3.000 € in un luogo che le sarebbe stato poi indicato.

La vittima, palesemente impaurita, ha sporto immediatamente denuncia ai Carabinieri di Pavullo.

Anche dopo la denuncia, la vittima ha continuato a ricevere sulla sua utenza insistenti sms di minacce e istruzioni su come e dove lasciare la busta con il denaro richiesto.

A seguito di un servizio di appostamento attuato dai Carabinieri di Pavullo sul luogo stabilito per lasciare il denaro, un posto isolato lungo la pubblica via che da Sestola conduce a Pavullo nel Frignano, veniva sorpresa e tratta in arresto F.R., 39enne di Sestola, pluripregiudicata per truffa, ricettazione ed anche estorsione, persona nota alla famiglia della vittima per aver in passato lavorato nella loro azienda agricola e quindi ben a conoscenza anche delle pregresse vicende giudiziarie che avevano interessato il padre. La donna si era recata sul luogo stabilito dopo circa un’ora che la busta con il denaro era stata lasciata dalla vittima.

Il gesto è stato motivato per la disperazione a causa delle precarie condizioni economiche in cui versava da tempo, che l’avevano così spinta ad inscenare una estorsione per appropriarsi della somma di denaro richiesta così da far fronte a debiti impellenti. All’atto dell’arresto, i militari hanno recuperato sia la somma estorta che i due cellulari dai quali aveva inviato i messaggi minatori.