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Bini sul Sant’Anna: “Bene gli investimenti sull’ospedale, ma sul punto nascite vogliamo finalmente chiarezza”

In relazione alle ultime notizie emerse sull’Ospedale Sant’Anna, interviene il Sindaco e Presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino, Enrico Bini.
“Ho preferito prendermi un po’ di tempo per riflettere prima di intervenire sulla situazione che è stata al centro del recente dibattito tra il Consigliere regionale Gabriele Delmonte e l’Assessore regionale Sergio Venturi, perchè, lo dico in tutta onestà, ho avuto bisogno di recuperare la calma, dopo un momento di delusione e rabbia. La sensazione che ho percepito è stata che il lavoro e l’impegno di questi mesi per cercare di salvaguardare il punto nascite dell’Ospedale di Castelnovo Monti fossero stati completamente inutili. Ma delusione e rabbia non portano mai a risultati positivi. Partiamo da una base che considero importante: gli investimenti annunciati dallo stesso Assessore Venturi sull’Ospedale. Investimenti importanti che dimostrano di voler mantenere ad alti livelli il presidio appenninico. Nel nostro incontro della scorsa settimana, a cui hanno partecipato lo stesso Assessore regionale, il Presidente della provincia Giammaria Manghi e i Sindaci dell’Appennino, ho espresso chiaramente soddisfazione per l’importanza del progetto, chiedendo che però fosse tenuto separato dal tema del punto nascite. Anche gli altri Sindaci e lo stesso Venturi avevano concordato sulla necessità di attendere il pronunciamento della commissione tecnica regionale. Ribadisco quindi che il progetto relativo al all’ospedale nel suo complesso ha il mio pieno appoggio e anzi ringrazio la Regione per questa scelta. Ma altrettanto nettamente chiedo che ora si chiariscano alcuni aspetti che stanno suscitando grande preoccupazione, e anche rabbia, tra la popolazione. Voglio poter sperare che ci sia ancora un dialogo, ma Venturi deve fornire indicazioni e dati precisi su questi aspetti. Se la commissione è ancora operativa, gli chiedo di rendere pubblica la composizione e il calendario di lavoro della stessa. Inoltre gli chiedo di chiarire il peso della relazione stilata dalla precedente commissione sulla scelta: se sono stati indicati i parametri attualmente non rispondenti agli standard si indichino anche gli spazi di intervento. Se ci sono difficoltà economiche, che peraltro finora sono sempre state negate, si esplicitino chiaramente. Se invece il lavoro della commissione deve ripartire da zero, se deve essere rinnovata, lo si faccia alla luce del sole. Inoltre dai documenti pubblicati emerge il fatto che per arrivare al grado di sicurezza necessario per mantenere i punti nascite periferici sia ormai necessario affrontare il tema dell’integrazione delle equipe su base provinciale, non solo per Castelnovo. Purtroppo il tema sembra essere affrontato da un punto di vista non solo sbagliato, ma a mio parere inaccettabile: l’idea che la chiusura del Sant’Anna potrebbe mettere in sicurezza punti nascita attualmente presenti in pianura, sicuramente importanti ma che vedono una ampia gamma di alternative praticabili entro 10 – 15 minuti di automobile, mentre per il Sant’Anna in caso di chiusura il tema dei lunghi tempi di percorrenza per l’accesso al reparto di ostetricia più vicino è tema ben noto e dibattuto, e sicuramente rilevante per la sicurezza delle partorienti e dei bambini. Il criterio della turnazione delle equipe rappresenta peraltro la base del lavoro che si sta portando avanti da mesi con il gruppo Insieme per il Sant’Anna, e che potrebbe trovare una applicazione agevolata una volta che sarà completa l’integrazione tra le aziende Ausl e Santa Maria Nuova. Auspichiamo davvero che questo lavoro non sia stato completamente inutile, anche perchè se così fosse, avrebbero aspetti grotteschi anche l’incontro a Bologna con la delegazione di Castelnovo dello scorso 7 febbraio, e le parole spese in tale occasione da Venturi e dal Presidente Bonaccini. Quello che chiediamo alla Regione, giova ricordarlo, non è la garanzia che il punto nascite resterà aperto a tutti i costi: è di avanzare una richiesta di deroga sui parametri numerici al Ministero. Se questa deroga, per motivi di sicurezza, risulterà impossibile ce ne faremo una ragione. Quello che non vorremmo è una chiusura già decisa, senza appelli, per meri scopi o motivi politici o economici”.