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Aspettando il solstizio a Ponte del Diavolo

Ponte-del-DiavoloSabato 15 giugno lo spettacolare monolite dell’Appennino modenese svela i suoi segreti: nel pomeriggio sarà presentata la nuova pannellistica del parco, con visite guidate di argomento archeologico, naturalistico, storico e leggendario. Alle 21.30 si terrà una suggestiva performance di arte contemporanea realizzata in collaborazione con la Galleria Civica di Modena. L’evento è organizzato da FAI Giovani Emilia-Romagna e Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Modena, che in questa occasione festeggiano il loro gemellaggio.

Si festeggia l’arrivo dell’estate al Ponte del Diavolo. Ma anche il gemellaggio tra il Fai – Fondo ambiente italiano e il mondo dell’imprenditoria. L’evento si intitola “Aspettando il solstizio a Ponte del Diavolo” e si svolgerà sabato 15 giugno al Ponte del Diavolo, lo spettacolare monolite noto anche come “Ponte d’Ercole” che si trova sull’Appennino modenese tra Pavullo sul Frignano, Lama Mocogno e Polinago.

La festa avrà inizio alle 17.30, per proseguire fino alla notte, e vedrà il coinvolgimento di Orto Botanico di Modena, Museo Gemma 1786 dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Archivio di Stato di Modena e Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena. L’occasione dell’evento è offerta dal gemellaggio appena stipulato tra FAI Giovani Emilia-Romagna e Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Modena: una collaborazione che si caratterizza sin dal suo esordio non solo per finalità aggregative, ma per la realizzazione di progetti fattivi all’insegna dei valori che ispirano la responsabilità sociale del territorio.

Alle 18 sarà inaugurata la nuova pannellistica turistico-culturale (a cura dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna) che sarà donata alla Comunità Montana del Frignano. Parteciperanno il Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna Filippo Maria Gambari, il sindaco di Pavullo Romano Canovi, il presidente FAI Emilia-Romagna Marina Forni e il presidente Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Modena Elena Salda.

A seguire si svolgeranno presentazioni e visite guidate di argomento archeologico, naturalistico, storico e leggendario: l’incontro dal titolo “Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte” con Daniele Dallai e Giovanna Barbieri dell’Orto Botanico, Milena Bertacchini del Museo Gemma 1786 – Museo Mineralogico Estense dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Poi la presentazione dal titolo “Prima di percorrere la mia strada io ero la mia strada” con Paola Foschi – Archivio di Stato di Modena.

La festa sarà conclusa alle 21.30 dalla performance di arte contemporanea “Le Luci del Diavolo”, allestita da Pietro Pirelli, Gianpietro Grossi e Adolfo Lugli sotto la direzione di Marco Pierini, direttore della Galleria Civica di Modena. La performance sarà ripresa integralmente per realizzare una videoinstallazione artistica, concepita come vero e proprio strumento per la promozione del complesso di Ponte del Diavolo.

L’evento è aperto a tutti, con un contributo libero a partire da 5 euro per gli iscritti al FAI e 10 euro per i non iscritti. Per l’occasione sarà possibile iscriversi al FAI alla quota promozionale FAI giovani: 10 euro dai 18 ai 25 anni e 20 dai 26 ai 40 anni.

Fra le meraviglie naturalistiche dell’Appennino Modenese un posto di assoluto rilievo è occupato da Ponte del Diavolo o Ponte d’Ercole. Situato nei pressi del tracciato dell’antica Via Vandelli che univa Modena a Massa, al confine dei comuni di Pavullo nel Frignano, Lama Mocogno e Polinago, questa singolare emergenza è in realtà un monolite di roccia arenaria immerso in una fitta boscaglia, modellato dall’erosione a forma di arco, non lontano dalla sorgente minerale di Brandola, da cui sgorga acqua termale sulfurea alcalina, usata per scopi medicamentosi sino agli inizi del XX secolo. La particolare conformazione della roccia ha dato origine a numerose leggende popolari tra cui quella che narra che il Diavolo, distratto da un gruppo di streghe che nella notte ballavano nel bosco, si dimenticò sul suo percorso il ponte, dono per un agricoltore del luogo, utile a raggiungere i suoi appezzamenti di terreno, in cambio dell’anima.

Il sito si trova sul tracciato della storica Via Vandelli, arteria transappenninica, costruita a partire dal 1738 per volere del duca Francesco III d’Este, in prospettiva del matrimonio del figlio Ercole con Maria Teresa Cybo-Malaspina, foriero per il Ducato Estense dell’ambito sbocco al mare e successivamente abbandonata a seguito della costruzione della via Giardini.

L’area immediatamente circostante ha restituito testimonianze d’interesse archeologico che vanno dall’età protostorica all’epoca romana, fino all’epoca medievale, e che attestano una frequentazione del luogo legata soprattutto alla presenza del ponte naturale e di sorgenti d’acqua. I numerosi materiali rinvenuti sono frutto per lo più di ritrovamenti occasionali avvenuti durante il secolo scorso. Particolarmente significativa è la presenza di un cospicuo numero di monete di età romana: migliaia di esemplari che coprono tutto l’arco di frequentazione del santuario e che probabilmente costituivano un’offerta votiva deposta direttamente nelle acque oppure entro piccole buche scavate nel terreno. Recenti sondaggi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna hanno permesso di delineare più approfonditamente le dinamiche dell’occupazione umana dell’area da un lato e dell’altro hanno messo in evidenza una volta di più le esigenze di tutela e di valorizzazione dell’area.