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Operazione “Engaged”. Eseguite tre ordinanze di custodia cautelare per tentata estorsione in concorso con utilizzo di ordigno esplosivo

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Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Compagnia di Vergato, in collaborazione con i militari del Nucleo Cinofili del Comando Provinciale di Bologna e della Compagnia di Sassuolo, hanno eseguito tre Ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere, nei confronti di tre soggetti accusati di tentata estorsione aggravata. Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Bologna, Dott. Andrea Santucci.

La vicenda ha inizio lo scorso gennaio, quando un ex dipendente di una ditta dell’Alta Valle del Reno si presentava dal titolare con una richiesta di denaro pari a 130.000 euro, poi scesa a soli 30.000, frutto di un presunto credito maturato a seguito di precedenti rapporti commerciali risalenti agli anni novanta. L’imprenditore veniva anche avvicinato da due emissari dell’ex dipendente, due persone meridionali determinate a “convincerlo” a versare la somma.

Nei giorni successivi, anche la famiglia del titolare riceve delle minacce. L’imprenditore, temendo per la propria vita e per quella dei propri cari, si rivolgeva ai Carabinieri di Marzabotto per chiedere aiuto. Gli investigatori dell’Arma avviano le indagini e individuano i due delegati che avevano fatto da porta voce all’artefice del piano. I due sono un trentaduenne calabrese e un cinquantaduenne siciliano, entrambi con precedenti di polizia e residenti nel modenese.

Le intercettazioni svolte dagli investigatori dell’Arma comprovano l’attività estorsiva nei confronti dell’imprenditore. Le intimidazioni sono sempre più esplicite e spaventose: se l’uomo non paga rimarrà vittima di un esecuzione nella piazza del paese mediante colpi da arma da fuoco. La prospettiva di morire ammazzato per mano di due criminali si materializza la sera del 10 febbraio scorso, quando il perseguitato trova davanti al cancello pedonale dell’abitazione un sacchetto di plastica contenente un ordigno esplosivo di fattura artigianale, composto di polvere pirica, una bottiglia contenente del liquido infiammabile e un congegno elettronico per l’attivazione dell’innesco con telecomando. La bomba è stata disinnescata dagli Artificieri del Comando Provinciale Carabinieri di Bologna e consegnata ai colleghi del RIS di Parma.

La svolta è arrivata con la scoperta di un’impronta lasciata sul congegno esplosivo. La traccia rinvenuta appartiene a uno dei due sospettati. Durante l’attività investigativa, i Carabinieri hanno trovato e sequestrato anche una pistola giocattolo priva del tappo rosso. I tre malviventi sono stati tradotti in carcere. Oltre alla pesante accusa di tentata estorsione aggravata dovranno rispondere all’Autorità Giudiziaria anche di porto di esplosivi.